Non vi è alcuna evidenza sperimentale che il grasso venga mobilitato in modo preferenziale dalle cellule adipose che si trovano nei pressi di muscoli attivi: il dimagrimento localizzato può essere un’idea attraente, ma in realtà non funziona.

In questo post si è scelto di affrontare il dimagrimento localizzato con un esempio molto elementare sebbene incontrovertibile, ma sarebbe utile approfondire il concetto studiando qualche buon testo di fisiologia dello sport, si potrebbe così verificare che non esiste alcuna letteratura scientifica internazionale che dichiari l’esistenza del dimagrimento localizzato. Chi ha voglia di verificare può cercare gli articoli scientifici che parlano di spot reduction (termine inglese con il quale si identifica il dimagrimento localizzato), ribadendo la necessità che la ricerca avvenga su testi scientifici, poiché la pubblicità finalizzata alla vendita di svariati prodotti, sebbene con qualche giro di parole, cerca di far passare messaggi fuorvianti. Il dimagrimento localizzato non esiste e tantomeno è possibile usare i grassi durante un lavoro con i pesi. Se il dimagrimento localizzato esistesse sarebbe sempre in atto, non solo in palestra, ma anche mentre siamo in ufficio o mentre facciamo la spesa. Se facendo lavorare un muscolo si riducesse l’adipe che lo sovrasta, questo dovrebbe accadere tanto nel corso di un esercizio codificato e svolto in sala attrezzi, quanto nella vita di tutti i giorni, purché un dato muscolo venga sollecitato e, quanto più spesso avviene, tanto più occorre aspettarsi che sia perfettamente definito.

Immagine acquisita dal web

La parete addominale è una delle aree anatomiche più attive del corpo dato che qualsiasi lavoro ne determina l’intervento, non fosse altro che per stabilizzare il soggetto. Gli addominali lavorano quasi in continuazione, anche mentre si parla o mentre si allenano altri muscoli, mentre si ride o si spinge il carrello della spesa. Attività poco intense, ma che stimolano continuamente la regione addominale e, se il dimagrimento localizzato esistesse, ciascuno dovrebbe avere l’addome perfettamente definito, risultando semmai grasso in altre parti del corpo meno attive. Non esiste alcuna ragione di sottrarre una quota dall’accumulo lipidico che sovrasta il muscolo, pur essendo tale muscolo al lavoro. Se questo potesse avvenire, il grasso avrebbe grande difficoltà a trovarsi accumulato in un’area che, anche in un sedentario, è probabilmente tra quelle maggiormente attivate. In altri termini, se il dimagrimento localizzato potesse avvenire in quanto si sollecita la parete addominale, con tutta probabilità questa regione sarebbe perennemente “definita” proprio perché, perfino in un sedentario, la muscolatura addominale è tra quelle maggiormente attive nel corso della vita, sia nel promuovere che nel coadiuvare i differenti movimenti.

Come se non bastasse, è da segnalare che, l’intensità di un lavoro quale quello richiesto per l’esecuzione degli esercizi per la parete addominale, è di tipo anaerobico. Se il lavoro è anaerobico, è biochimicamente impossibile utilizzare substrati energetici diversi dal glicogeno muscolare. L’impiego dei grassi può infatti avvenire solo nel corso di un’attività aerobica. Se il lavoro non è aerobico non può avviarsi il processo ossidativo che impiega i lipidi a scopo energetico. Attenzione, questo non significa che non si possa dimagrire grazie ad un’attività di tipo anaerobico. Poiché i lavori finalizzati all’incremento dei volumi muscolari, causano anche l’incremento del metabolismo e, con quest’ultimo l’impiego di energia e quindi il dimagrimento. Ma non si può impiegare l’energia accumulata nei grassi, nel corso di un lavoro anaerobico. Questo non è possibile perché non compatibile col sistema energetico citato.

Purtroppo nella zona del basso ventre sono disposti un numero di adipociti (le cellule specializzate nell’accumulo adiposo) maggiore rispetto ad altre parti del corpo. Probabilmente perché questa regione coincide con la presenza di importanti strutture organiche interne, che non possono beneficiare di una protezione da parte di strutture ossee. La presenza del grasso consente quindi sia una riduzione di traumi meccanici che una minore dispersione del calore.

 

Con la collaborazione di Non solo Fitness

 

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